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Alessandro Gazoia, Come finisce il libro, ma non è che insieme al lettore ne abbia ancora di strada da fare?

Come finisce il libro di Alessandro Gazoia

Come finisce il libro di Alessandro Gazoia

Come finisce il libro: contro la falsa democrazia dell’editoria digitale di Alessandro Gazoia (jumpinshark)
mimimum fax, 2014, 5,99 €

«Infine molti pensano persino che il libro in sé […] sia inadatto ai tempi e destinato a perdere il suo ruolo centrale nella nostra cultura, a scivolare via e sparire […]. E pure di questo tratteremo nelle prossime pagine, sempre che, come spero, tu voglia proseguire nel nostro viaggio, nella ricerca su come continua il libro e come continua il lettore.».

Premessa, invidio a Alessandro Gazoia (aka jumpinshark sul suo blog e su Twitter) oltre alla chiarezza dell’analisi e la maestria nell’elaborazione dei dati (spulciate le note a piè di pagina di questo saggio se dubitate che scriva di cose campate in aria) anche la scrittura facile, quella che nella mia immaginazione ti porta a produrre venti cartelle di Word nel tempo che impiego a mettere sul fuoco una caffettiera e un toast nel tostapane – sono velocissimo in questa routine mattutina. Ah, sono anche tra quelli che “leggeva jumpinshark quando non era famoso” o se volete meno famoso di adesso, mi sono imbattutto nel suo blog nel 2011 mentre tentavo di capire cosa accidenti fosse Boris, una serie televisiva di cui non sapevo nulla ma di cui sentivo parlare continuamente. Negli anni Gazoia è diventato un punto di riferimento sicuro quando volevo approfondire fenomeni come il social reading ad esempio ma non solo.

Veniamo all’ebook pubblicato da mimimum fax – che ha fatto bene, benissimo a dare alle stampe un breve saggio aggiornato sui cambiamenti che sta vivendo l’editoria –, dalla citazione posta in apertura a questa segnalazione avrete capito che Gazoia alla fine dell’introduzione sia da subito onesto con il suo lettore, altro che fine del libro, il libro continua. Nelle tre sezioni che compongono “Come finisce il libro” – Pubblicare, Digitale e Miti/Social – jumpinshark fa il punto sullo stato dell’editoria all’inzio degli anni dieci del XXI secolo partendo correttamente dall’inizio (oggigiorno tutti possono pubblicare, chi è allora lo “scrittore”?), passando per lo svolgimento (che cos’è questo ebook che ci stiamo “mttendo in tasca”? più approfondimento sulla natura monopolista di Amazon in questo nuovo mercato) e una dapprima sconcertante ma poi ficcante incursione nella fanfiction (scrivere gratuitamente di vampiri in rete è bello ma attento che l’editore ti può traviare offrendoti caramelle… e un contratto).

In Pubblicare Gazoia spiega in modo esemplare allo scrittore digitale autopubblicato come “il filtro editoriale [quello che finora l’aveva respinto ndr] sia costituito da una serie di filtri sociali e culturali, e che la «gavetta» [non sia altro che] il percorso tradizionale e ordinato attraverso di essi”. Ovvero, se è vero com’è vero che pubblicare oggi sia facile, facilissimo, il mezzo digitale sia ancora lungi dal garantire quella (seppur minima) permanenza nel mondo off-line e riconoscibilità tra pari che per ora solo la pubblicazione tradizionale garantisce.

Il libro cartaceo pubblicato da un editore riconosciuto nella sua irriducibilità fisica anche se stampato in 3000 copie su una popolazione di sessanta milioni di italiani ha una penetrazione sul mercato incomparabile rispetto a un ebook – sempre che non si voglia diventare re di una nicchia… Soprattutto lascia allo scrittore il ruolo di “scrittore” mentre, come esplica molto bene Gazoia, chiunque di noi si imbarchi in una pubblicazione digitale autogestita dovrà per forza di cose diventare via via editore, editor, grafico, lettore di bozze, ufficio stampa ecc.

Nella sezione intitolata Digitale come accennato Gazoia approfondisce i formati del libro digitale (file epub, mobi, PDF ecc.) e qui a mio parere incorre in un’ingenuità che lo rivela come “figlio del libro” di carta. A un certo punto afferma: “Per bontà della discussione diamo per acquisito che l’ambiente di lettura digitale possa garantire esperienze cognitive pari a quelle di un bel manuale di storia dell’arte”. Ora, jumpinshark magnifica il grado di perfezione tecnica raggiunto dal libro tradizionale, parlando di box e soluzioni tipografiche che l’ebook semplicemente ignora – anch’io ne approfitto per consigliare ai miei lettori di acquistare solo narrativa dagli editori tradizionali e saggistica solo da editori innovativi come quintadicopertina

Tuttavia questo paragone con i manuali illustrati, mondo dal quale provengo, non me lo doveva fare. Di sicuro un ebook di storia dell’arte per ora non è all’altezza di un catalogo illustrato ma per certo anche il libro di illustrazioni più ben fatto è cognitivamente scorretto e nella sua parte più fondamentale: la riproduzione delle immagini. È sicuro Gazoia che il Bertelli, Briganti, Giuliano (per fare un nome solo) riesca a rendere la drammaticità e le dimensioni monumentali de La zattera della Medusa di Géricault? Solo l’1% dei cataloghi illustrati (per limiti tecnici ed economici) può dirsi fedele poi alla cromia originale delle opere riprodotte, provate anche voi a fare un confronto dopo aver visitato una mostra, ciò che avete visto è lì sulla pagina?

Quel che si può rimproverare agli sviluppatori di ebook, e in questo sono d’accordo con l’autore, è il lassismo nella ricerca di soluzioni teniche tali per cui acquistare un libro elettronico possa dirsi sì un investimento “pari a un libro” (da cui la discussione infinita sul prezzo degli ebook). Gazoia dedica infine l’ultima parte di Come finisce il libro a tutti coloro che si divertono in Rete a rielaborare storie e personaggi inventati da altri – da Sherlock Holmes a Twilight –, un campo in cui anche Amazon e gli editori di sempre vogliono entrare per ricavare profitto, ponendosi la domanda delle domande: “Ma siamo davvero di fronte a una vittoria della creatività e della partecipazione popolare, o queste enormi quantità di lavoro gratuito a vantaggio dell’industria dell’intrattenimento non fanno che confermare i rapporti di forza, nel materiale e nell’immaginario?”.

Come avrete capito, “Come finisce il libro” è uno strumento utile e stimolante, mi basta rivedere le note che ho preso sul mio Kobo leggendolo per capirlo, per comprendere come il libro si stia trasformando, dopo aver avuto l’illusione nel secolo passato che non ci fosse più nulla da dire – lo ricorderò per l’ennesima volta, a parlare di libri elettronici e crisi irreversibile del settore appena dieci anni fa ti prendevano per matto –, che il libro fosse un fiume ben irrigimentato da argini secolari. Ecco, il libro è esondato e per il lettore sono arrivati più vantaggi che svantaggi; giudizio mio, leggete il saggio di Gazoia per vedere in questa “liberazione” qualche ombra minacciosa in più 😉

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Neal Barrett Jr., Interstate Dreams, quello che ti raccontano i film è vero

Interstate Dreams di Neal Barrett Jr.

Interstate Dreams di Neal Barrett Jr.

Interstate Dreams di Neal Barret Jr.
Traduzione di Sebastiano Pezzani
Miraviglia Editore, 2014, 5,99 €

«A Dreamer era chiarissimo che un sussurro nell’etere, un balbettio online fossero la nuova voce della verità sulla terra, che la realtà virtuale fosse ancor più reale di quanto la realtà stessa fosse mai stata, e sapeva che la cosa non gli piaceva».

Ci sarebbe poco da aggiungere alla recensione di Interstate Dreams a firma di Livin Derevel apparsa su Scrittevolmente l’estate scorsa, concordo su tutto, specie sulla definizione “atipico”; ecco, quel poco che manca a commento di questo bizzarro romanzo portato in Italia dalla Miraviglia Editore di Reggio Emilia lo aggiungo io. Non so se la storia di Dreamer, ladro provetto e titolare di un negozio di acquari, reduce di guerra con una scheggia nella testa in giro per le strade di Houston ed Austin, sia una storia di fantascienza, se lo è, lo è alla maniera di Strange Days di Kathryn Bigelow (spero sia anche tra i vostri film preferiti), l’elemento sci-fi è talmente integrato nella trama da diventare invisibile o da confondersi con il fantasy: le moderne tecnologie e il voodoo sono poi così lontani?

È stato difficile affrontare le prime pagine, ma dopo aver dato piena fiducia a Pezzani (ultima voce italiana di Barrett dopo Bini, Fiore, Fusco, Pilo ecc., i traduttori anni Ottanta e Novanta dello scrittore texano in forza a Mondadori e Fanucci) sulla resa in italiano di un testo inglese imamgino arduo da decifrare, pieno com’è di suggestioni lisergiche ed alcoliche, la lettura scorre veloce. Una chiave di lettura della trama del resto ce la fornisce lo stesso Barrett quando afferma che “I telefilm sono la realtà. ci dicono cosa è bello e cosa non lo è. Diane l’aveva capito prima ancora di compiere sei anni”, Interstate Dreams, pubblicato nel 1999, si presterebbe benissimo a diventare una miniserie televisiva o, accentuandone i lati grotteschi, un lungometraggio diretto da Guy Ritchie.

Naturalmente il cortocircuito che rende credibile per il lettore italiano la storia sopra le righe narrata da Barrett è proprio la nostra sovraesposizione alla produzione mediatica nordamericana. L’eroe, bianco che vorrebbe essere nero, ferito nel corpo e nell’anima, di ritorno da “un’altra guerra mediorientale”, deve affrontare oltre ai cattivi di casa – nababbi annoiati dalle passioni stravaganti e pericolose, mafiosi dedidti agli affari più loschi e disgustosi – anche un principe mediorientale (sic!) per riavere ciò che ama. Sarà aiutato dagli ultimi del Texas, esponenti di una comunità nera e ispanoamericana non abbiente ma coraggiosa, non certo definibile onesta tuttavia dotata di codici e regole a differenza dei cattivi di cui sopra. Perché ci sembra plausibile tutto ciò? Perché a consolidati stereotipi narrativi si affianca uno scenario a noi ben noto grazie ad anni di serial tv a stelle e strisce.

Una volta entrati nella testa di Dreamer (il protagonista senza un nome “vero” della storia), sempre che non abbiate abbandonato Interstate Dreams alle prime pagine, possibilità non remota visto il suo inizio caotico, non scenderete che all’ultima riga. Sarete un po’ scombussolati come dopo un giro sulle montagne russe, una di quelle toste che hanno negli USA, ma contenti per aver retto a uno scarto narrativo dopo l’altro. Se per voi lettura equivale a divertimento, come sostiene Michael Chabon in “Mappe e leggende”, se non vi spaventate di fronte a turpiloquio, visioni, bugie, armi, psicofarmaci, automobili americane, aerei della Prima guerra mondiale, Neal Barrett Jr., ahinoi scomparso non ancora settanticinquenne a febbraio, è tra gli autori da inserire tra i vostri preferiti.

Non so se Miraviglia Editore si intestardirà a riportare nelle librerie, elettroniche e non, italiane l’intera produzione di Neal Barrett Jr., l’ideale sarebbe un accordo con gli eredi almeno per quanto riguarda i diritti di pubblicazione elettronica qui da noi; sarebbe un bel segnale per i patiti della fantascienza e del fantasy del Bel Paese. Se intendiamo la rivoluzione digitale del libro attualmente in corso come positiva per l’industria editoriale, ciò vorrebbe dire rendere disponibile una trentina di titoli (di cui meno di una decina tradotti, buon lavoro Miraviglia!) altrimenti irraggiungibili per il lettore che non voglia leggere questo scrittore in lingua originale. Ricordo che la sua opera sta infatti scomparendo (o è già scomparso) anche dagli scaffali delle biblioteche.

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Giorgio Bassani, Cinque storie ferraresi, dentro le mura

Cinque storie ferraresi di Giorgio Bassani

Cinque storie ferraresi di Giorgio Bassani

Cinque storie ferraresi di Giorgio Bassani
Feltrinelli, 2012, preso in prestito via MLOL

«Subito dopo aver preso la laurea – diceva per esempio – avrebbe piantato non soltanto Ferrara ma l’Italia. Era stufo di vivacchiare in provincia, di marcire in quel buco di città. Quasi di sicuro se ne sarebbe andato in America: e per starci, per stabilircisi definitivamente».

Anni fa sono stato tanto fortunato da ricevere in dono l’opera più famosa di Giorgio Bassani, Il giardino dei Finzi-Contini – la sto rileggendo in questi giorni – ma non avevo mai proseguito il mio incontro con lo scrittore ferrarese; o meglio, non avevo mai permesso a questo autore di riaccompagnarmi per quei luoghi della memoria che è stato così bravo a imprimere a fuoco vivo, prima sulla carta, e ora su tavolette di inchiostro elettronico. Tanto tempo è passato dal 1956, quando le Cinque storie ferraresi riunite in questo ebook vinsero il Premio Strega, testimone un allegrissimo Parise (così lo ricorda Adele Cambria).

Se, come alcuni dicono, i libri elettronici porteranno fortuna alle raccolte di racconti, tanto bistrattate o poco fortunate nel nostro Paese, perché non iniziare a conoscere Bassani non da un romanzo ma proprio da questi cinque racconti? Ecco i titoli: Lida Mantovani, La passeggiata prima di cena, Una lapide in via Mazzini, Gli ultimi anni di Clelia Trotti, Una notte del ’43. Leggere Bassani oggi, in un secolo che non è più il suo (lo scrittore vi arrivò sulla soglia, scomparendo nel 2000), è straniante quanto tenere fra le mani le foto dei propri nonni da giovani; sì, è esistito un passato in cui non c’eravamo; sì, anche prima di noi soffrivano e gioivano uomini e donne.

I personaggi di Bassani si muovono in una cornice solo in apparenza immutabile, Ferrara. In questa città, lo scrittore ce lo ricorda sempre con garbo, vivono sì uomini e donne di tutte le classi sociali, con i loro desideri e le loro abitudini, ma si è dispiegato anche il disegno ambizioso di un ideale urbanistico rinascimentale straordinario, che dopo aver rinnovato gli spazi della comunità si è come cristallizzato per sempre. Uno spazio in cui forse anche la maggioranza dei ferraresi, pur sapendo benissimo di essere rimasti “fuori dal mondo”, crede di poter vivere in eterno passeggiando sul listone.

Eppure la Storia, quella che finisce dentro i libri, anche e soprattutto in quelli di Bassani, entra perfino a Ferrara e a Bassani è capitato il destino di rammentare a tutti noi, che non c’eravamo, un tempo in cui la discriminazione razziale era andata oltre l’intolleranza. “Una lapide in via Mazzini” ad esempio ci ricorda premesse e conseguenze delle persecuzioni ai danni degli ebrei con affilata efficacia: narra il ritorno (?) di uno scampato ai lager la cui sola presenza sconvolge la città. “Una notte del ’43” invece la rappresaglia fascista per l’uccisione del federale Ghisellini davanti al Castello Estense.

Io non so se Bassani sia davvero “l’autore italiano contemporaneo più significativo della ‘via ebraica’ alla letteratura” (cit. Carlo Tenuta). So tuttavia che quando ti prende per mano con la sua scrittura tu credi di sapere dove ti condurrà ma dopo pochi paragrafi ti ha già circondato di nebbia e sussurri per condurti altrove, facendoti scoprire grazie alla sua abilità (lo leggano tutti coloro che si affannano a definirsi scrittori) cosa alberga nel cuore e nella mente dei suoi personaggi – oh, così reali! –, per poi tornare con la naturalezza di un fuoriclasse all’intreccio principale del racconto e al suo svolgimento.

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James Patterson, Maxime Paetro, Private, la gente mi rivela i suoi segreti

Private di James Patterson & Maxime Paestro

Private di James Patterson & Maxime Paestro

Private di James Patterson & Maxime Paetro
Traduzione di Andrea Carlo Cappi
Longanesi, 2011, – preso in prestito via CSBNO/MLOL –

«Morta? Come faceva Shelby a essere morta? Doveva eserci uno sbaglio. Ma come si fa a sbagliare su una cosa del genere?».

Non avevo mai letto niente prima di James Patterson ma in realtà ho scoperto di conoscere già questo scrittore attraverso i film che Hollywood ha tratto dai suoi libri, “Il collezionista” e “Nella morsa del ragno”, entrambi interpretati da Morgan Freeman nella parte dell’investigatore Alex Cross. Il thriller non è tra i miei generi preferiti, preferisco l’avventura alla Cussler se devo affidarmi a uno scrittore seriale, ma anche solo per provare se il sistema di prestito ebook della mia biblioteca funzionava ho preso e letto una delle ultime storie (o meglio serie) di Patterson, “Private”, che negli USA è uscito nel 2010.

Ambientazione losangelina, Lamborghini, belle donne, serial killer e i buoni stravincono ma sono tormentati, ovvio che la sintesi sia mia ma possiamo dire che “Private” risponde grosso modo alla sequenza di aggettivi e sostantivi detta sopra. Il protagonista delle pagine che leggerete si chiama Jack Morgan, giovane, atletico, affascinante, eroe di guerra, ex Marines, titolare della Private Investigations che altro non può essere che la migliore agenzia di investigazioni del mondo, società ereditata dal padre, nemesi quand’era in vita del figlio tutto “ali e aureola” (ma non temete perché Jack ha un fratello gemello… cattivo).

La narrazione scorre veloce mentre si alternano le scene che compongono il romanzo, vediamo gli assassini che giocano con le vite delle studentessi di Los Angeles, veniamo messi a conoscenza dei pensieri e degli incubi di Jack – e della sua vita sentimentale e famigliare che si intreccia col lavoro –, scopriamo via via il team di esperti eccezionali che lavora per la Private (il fido braccio destro, la profiler geniale, l’abilissima hacker, il tecnico scientifico)… mentre leggevo continuavo a chiedermi se nel XXI secolo sono le serie televisive USA come NCIS o CSI a essere simili ai libri (pardon, ebook) o viceversa.

I valori in campo da difendere sono chiari fin da subito: la gioventù innocente della California, i legami d’amicizia e di sangue, lo sport (nello specifico l’integrità del football americano). Oltre ai serial killer i nemici sono per così dire in casa ma ci si può convivere, sempre che non commettano l’errore di intralciare il cammino dei “buoni”: intrallazzatori, uomini d’affari e politici corrotti, la mafia italoamericana (c’è anche una famiglia Marzullo!), molto più simile quest’ultima a una società per azioni, sebbene certo non legale, rispetto a quella che siamo abituati a immaginare qui in Italia,

Se desiderate qualche ora di svago e quello che avete letto finora non vi ha fatto storcere il naso “Private” è un prodotto onesto; vi affezionerete a Jack, scriverete email a Longanesi perché pubblichi presto il seguito – il terzo libro invece per coincidenza uscirà questo mese, febbraio 2014, negli USA – e tiferete che i buoni trovino gli assassini al più presto. Se credete che il vostro immaginario ne abbia abbastanza di essere stato californizzato evitate questa serie cercando altro, nessuno ci obbliga a leggere i bestseller no? Patterson d’altronde da giovane leggeva Evan S. Connell e Jerzy Kosinski 😉 lo afferma lui su La Lettura.

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Stefan Zweig, Notte fantastica, di cui ancora mi sentivo addosso la febbre

Notte fantastica di Stefan Zweig

Notte fantastica di Stefan Zweig

Notte fantastica di Stefan Zweig
Traduzione di Ada Vigliani
Adelphi, 2013, 5,99 €

«[…] perché, come è il caso di ogni essere intimamente freddo, il mio più autentico godimento erotico era suscitare negli altri ardore e irrequietezza, anziché infiammarmi di persona».

Confesso di aver letto della sterminata produzione di Stefan Zweig appena la celebre Novella degli scacchi – la mia edizione Garzanti è quasi fuori commercio, potete recuperarla cartacea edita nella BUR oppure in ebook presso Einaudi – così qualche settimana fa ho voluto rimediare alla mia ignoranza e non mi sono fatto cogliere impreparato da Adelphi che aveva promosso questo titolo a meno di due euro, prezzo davvero interessante per quattro gemme pubblicate per la prima volta all’inizio degli anni Venti del XX secolo. Cosa vai a leggere quattro racconti vecchi quasi cent’anni? Perché se è vero che ci sono all’opera oggi tanti bravi e nuovi scrittori italiani, dovessero scomparire domani in una catastrofe, basterebbe Zweig a consolarmi.

Dicevamo, un libro, quattro racconti: La donna e il paesaggio, Notte fantastica, Il vicolo al chiaro di luna e Leporella. Ambientazione mitteleuropea, protagonisti nobili in un continente in cui la media borghesia andava imponendosi ma dove le classi erano ancora lungi dall’essere superate… se vi piace il periodo sapete a cosa andate incontro, sprazzi di Vienna, carrozze, servi e padroni, resort sulle Alpi ecc. Sì, me ne rendo conto, sto semplificando ma è davvero quel mondo lì che Zweig descrive, quello che, lo leggerete ancora fino alla nausea, era destinato a scomparire dopo la Seconda guerra mondiale, un Ragnarøkkr cui non sfuggirà lo stesso scrittore con la moglie: si suicideranno insieme in Brasile nel febbraio del 1942.

Permettete ora una citazione che dà la cifra a questa raccolta, tratta proprio da Notte fantastica: “Di fatto ne ero irritato, perché odiavo negli altri questo genere di sensualità fredda e perfidamente calcolatrice, che sentivo consanguinea – fino all’incesto – della mia consapevole insensibilità”. È il protagonista a dare voce a questo pensiero, un nobile che riuscirà a scuotersi dal suo torpore esistenziale solo una volta che si sarà confrontato con le passioni e la vita della gente comune (se posso azzardare un paragone ci troviamo innanzi a un Canto di Natale senza spettri, privo di elementi sovrannaturali se non il caso che se ci pensate non lo è affatto). Tema comune anche agli altri tre racconti a mio giudizio è proprio questa apatia, una sorta di rassegnazione allo scorrere privo di senso dell’esistenza che solo i sentimenti primordiali possono scuotere.

Non conosco il tedesco quindi posso solo applaudire la bravura di Ada Vigliani nel rendere la prosa di Zweig nella nostra lingua. Una volta aperto l’ebook sul vostro lettore basterà un attimo per precipitare nelle ambientazioni descritte da questo scrittore che alla pari dei protagonisti hanno un ruolo centrale nelle vicende narrate, penso al luogo di villeggiatura alpino di “La donna e il paesaggio” (insieme agli elementi atmosferici), alla Vienna di “Notte fantastica” e “Leporella”, alla città portuale senza nome di “Il vicolo al chiaro di luna”. Quest’ultimo racconto dal finale soprendente leggetelo anche voi e ditemi se non è l’ideale per trarne un episodio di una serie TV gialla contemporanea.

Infine un’ultima nota sulla sensualità che pervade queste pagine elettroniche, il piacere erotico – così come del resto il piacere toutcourt – per Zweig sembra confinato nelle strade dove impera il malaffare, la prostituzione ricorre in due racconti su quattro, o al di fuori delle relazioni uomo/donna codificate dalla società. A differenza di oggi tuttavia, l’elemento erotico, pur presentissimo si badi bene, non è mai esibito. E ancora, non sono solo le notti a essere fantastiche per Zweig ma probabilmente anche le donne, di volta in volta paragonate ad apparizioni, animali o esseri per natura nevrotici. Peccato non avere sottomano recensioni/pareri (o un goodreads!) di lettrici dell’epoca.

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Claudio Gallo, Giuseppe Bonomi, “Emilio Salgari. La macchina dei sogni”. Gradita ai ragazzi di ogni generazione

"Emilio Salgari. La macchina dei sogni" di Gallo e Bonomi

“Emilio Salgari. La macchina dei sogni” di Gallo e Bonomi

Emilio Salgari. La macchina dei sogni di Claudio Gallo e Giuseppe Bonomi
BUR, 2012, 4,99 €

«Dopo di lui, la letteratura italiana (in barba alla storia della letteratura) non sarebbe mai più stata scritta davvero allo stesso modo, non sarebbe pù stata appannaggio esclusivo dei ceti intellettuali, conservatori o comunque elitari».

Conoscevo troppo poco la vita e le opere di Emilio Salgari (I Misteri della Jungla Nera li avevo letti solo a fumetti su “Il Giornalino”), da ragazzo gli avevo preferito Verne e London, ho voluto così rimediare recuperando in ebook uno studio biografico appassionato e rigoroso a firma di Claudio Gallo e Giuseppe Bonomi: Emilio Salgari. La macchina dei sogni mi ha rapito dal primo momento. Soprattutto perché il saggio parte dalla fine, dalla decisione dello scrittore di togliersi la vita in un momento di disperazione, il 25 aprile 1911. Non abbiano paura i lettori più timorosi, non ci troviamo di fronte a un’opera con la coda al posto del capo, anzi, subito dopo la biografia riparte dalla nascita dello scrittore, scorrono così davanti ai nostri occhi cinquant’anni di storia italiana.

Insieme alle vicende che videro protagonista Salgari prima fanciullo e poi giovane e intrepido giornalista (oltre che velocipedista!) nella sua natìa Verona i documenti di archivio scovati e riordinati da Gallo e Bonomi ci restituiscono un’Italia appena unita ma vivace che si stringeva nelle sue città intorno alle forme di aggregazione esistenti prima della diffusione nel nostro Paese del cinema (1896), della radio (1924) e della televisione (1954). Il teatro, l’opera, la musica dal vivo, lo sport (prima dei campionati di calcio, prima del Giro…), il giornalismo e la letteratura animavano le giornate degli italiani di allora, quelli che nelle città potevano trovare sollievo dalle fatiche che comportava la lavorazione quotidiana della terra (i trattori erano di là da venire) almeno.

Emilio Salgari alla fine della lettura della “Macchina dei sogni” mi è sembrato sì figlio del suo tempo – meticoloso artigiano di intrecci che andavano a intercettare sulla carta i turbamenti suscitati dal melodramma italiano sui palchi; creatore di una poetica originale che comprendeva “la cultura del progresso [fine ottocentesco], temperata, però, dal ragionevole pessimismo della letteratura”; padre di eroi come Sandokan e il Corsaro Nero “portatori di un’ansia di giustizia in cui i lettori dei ceti popolari senz’altro si identificavano” – ma anche  molto contemporaneo nelle sue debolezze… il capitano Salgari “non conseguì mai alcuna patente di capitano marittimo” tuttavia la millantava; era lo scrittore più pagato dei suoi tempi eppure non arrivava a fine mese perché solo della sua scrittura viveva la sua famiglia, una moglie e quattro figli.

I romanzi di Salgari fossero stati scritti nel XXI che forma avrebbero avuto? Quale mezzo sarebbe stato capace di veicolarli? Scritti alla fine dell’Ottocento trovarono la loro sede naturale tra le pagine dei giornali che – se credete che il marketing sia figlio del Novecento e di Mad Men vi sbagliate di grosso – si contendevano i lettori con astute campagne pubblicitarie a mezzo stampa, naturalmente tese a creare dapprima aspettativa (“la mattina del 15 ottobre 1883 Verona fu tappezzata di manifesti raffiguranti una tigre” e poi ancora “La tigre sta per arrivare!…”) e infine l’annuncio “La Tigre della Malesia è arrivata. Leggete «La Nuova Arena»”. Credete che le serie TV abbiano chissà quale formato innovativo? La Tigre della Malesia uscì in centocinquanta puntate, avete letto bene, 150, tra il 16 ottobre 1883 e il 13 marzo 1884, per forza ti abbonavi al giornale!

Lo studio di Gallo e Bonomi è da promuovere a pieni voti (intrigante inoltre la storia della neonata editoria italiana che tracciano in filigrana alla vita dello scrittore veronese) se siete in cerca di risposte su un romanziere eccezionale che tanto ha contribuito alla diffusione della lettura in Italia e nel mondo. Tenete però conto che l'”impossibilità di trovare materiali  originali nei quali Salgari parli di se stesso e della propria opera” ha impedito ai due autori la stesura di una biografia che travalicasse i limiti dei testi salgariani. Come Toscanini rimaneva fedele allo spartito dei compositori che metteva in scena anche Gallo e Bonomi non inventano nulla – non interpretano e per questo vanno rispettati –, a volte tornano sugli stessi passaggi oppure tacciono, o giusto abbozzano, laddove davvero poco si sa (il rapporto tra Emilio e la moglie Ida Peruzzi o gli anni torinesi). E ora… che aspettate a leggere Salgari?

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Un anno in compagnia di Nuovi Argomenti, rivista letteraria digitale

Le copertine dei quattri numeri di Nuovi Argomenti usciti nel 2013

Le copertine dei quattri numeri di Nuovi Argomenti usciti nel 2013

Se è vero come è vero che il libro digitale è una novità, un prodotto della informatizzazione della società contemporanea, di certo lo stesso non si può dire delle riviste letterarie che ci tengono compagnia da almeno quattro secoli. Se non conoscete Nuovi Argomenti pubblicata da Mondadori potete leggere la sua storia cliccando qui, tenete conto che questa “palestra per i giovani critici, scrittori e poeti” ha da poco superato la boa dei sessant’anni (1953-2013) e pare intenzionata a continuare a nuotare nelle acque del web 2.0 e oltre ancora a lungo. Perché leggere una rivista letteraria in formato digitale nel XXI secolo direte voi? Adesso provo a spiegarvelo 🙂

In realtà ragionandoci i vantaggi sono due, tralasciando naturalmente il fatto che sul vostro ebook reader potrete averla sempre dietro. 1) È molto più semplice recuperarla in formato .epub che convincere il vostro edicolante preferito – a proposito, speriamo che non abbia chiuso! – a tenervela da parte, o meglio, a procurarvela; 2) la rivista letteraria elettronica viene incontro  a chi non vuole spendere troppo oltre che agli studenti di Lettere o ai folli per la letteratura, Nuovi Argomenti, che esce ogni tre mesi, costa la metà – 6,99 euro contro 14 – della sua gemella cartacea, quattro numeri digitali vengono via a meno dell’abbonamento tradizionale – 27,96 euro contro 40, meno di otto centesimi al giorno.

D’accordo ci hai convinto, ma per quale motivo dovrei spendere l’equivalente di quattro pasti per comprarmi un anno di Nuovi Argomenti? Forse perché, sebbene non abbiate pubblicato niente, pensate di essere degli scrittori e sulle riviste letterarie scrivono solo scrittori, poeti e critici (vedi sopra) già affermati o in procinto di esordire per un marchio editoriale, è questo il mondo cui volete appartenere, vi ci trovate a vostro agio?; forse perché vi lamentate che gli scrittori italiani non hanno talento, e di conseguenza leggete solo letteratura straniera di cui magari non sapete valutare la bontà della traduzione, senza in realtà averli mai letti, ecco un buon modo per farvi un’opnione più strutturata.

Figurati, perché dovremmo pagare per leggere di letteratura? Carmilla, Le parole e le cose, Minima & Moralia, Nazione Indiana ecc. – tanti altri nomi li trovate su Tropico del Libro –, ovvero i blog culturali gratuiti che troviamo in Rete, non bastano e avanzano? Senza dubbio. Eppure quello che stiamo perdendo, per carità, per fortuna per alcuni pensatori, è la programmazione e la selezione, anche per quel che concerne la produzione culturale. Quest’anno sono usciti i numeri 61, 62, 63 e 64 di Nuovi Argomenti, – ve l’ho già detto che la dirige Dacia Maraini? – ognuno caratterizzato da un suo tema specifico, oltre alle sezioni ricorrenti Diario, Scritture e Riflessioni, ve li ricordo a mo’ di Twitter: #Supernova, #PresenteStorico, #TheSpendingReview, #LaSocietàDeiPoetiEstinti.

Supernova si ripromette di presentare nove scrittori che “sono potuti uscire dalla prospettiva che guarda alla letteratura come a un residuo irriducibile e nobile, uno strumento di resistenza ai tempi della barbarie”, su tutti salvo Giorgio Ghiotti, a chiudere il numero bel pezzo di Tommaso Pincio “Same same but different”, autore che mi riprometto di leggere in futuro. Presente Storico attraverso gli scritti di “una serie di scrittori [ritorna] su personaggi storici noti raccontandoli con le armi della letteratura, senza preoccupazione di «verità», piuttosto di verosimiglianza interpretativa”, con buona pace del tema l’inedito di Juan Rodolfo Wilcock e “Aria di braverìa: appunti queer sui «Promessi Sposi»” di Tommaso Giartosio valgono il numero, sul resto taccio.

The Spending Review su suggerimento di Francesco Pacifico “ha chiesto a qualche autore che tiene famiglia, o paga affitto, o ha un padre spiantato, di raccontare cos’è amministrare il denaro”, ottima risposta di Simona Vinci (trovate il suo scritto on-line qui); ho trovato poi molto interessante nella sezione Riflessioni “Difesa della poesia” di Giuseppe Conte. In La società dei poeti estinti “cinque scrittori italiani cresciuti dopo I Simpson raccontano in questa sezione il loro rapporto con un poeta del secondo Novecento da cui sono stati contagiati” (sic!), suggestive le riflessioni di Paolo Di Paolo e Giancarlo Liviano D’Arcangelo; in Riflessioni “La verità, vi prego, sul realismo” di Raffaello Palumbo Mosca non mi ha deluso anche se parla troppo di Piperno 😉

Avrete capito come Nuovi Argomenti si riveli dunque uno strumento prezioso per analizzare una parte del mondo letterario là fuori, quello che sa come “l’autore oggi [sia] sempre più una persona che fa circolare idee che altri ricordano” (parole di Giuseppe Granieri) più che qualcuno che “vuole pubblicare”. Oggi questo non è mai stato così facile, è essere scelti – da un pubblico o da un editore è indifferente –, più ancora che essere “scoperti” che è difficile.

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Stefania Bertola, Romanzo rosa, la lettrice di Melody legge solo Melody, sufficientemente chiaro?

Romanzo rosa di Stefania Bertola

Romanzo rosa di Stefania Bertola

Romanzo rosa di Stefania Bertola
Einaudi, 2012, 6,99 €

«”E via, via subito, da non ripetere mai piú, l’allusione letteraria. Cos’è quel Darcy, cos’è quel Georgiana? Vuole fare sfoggio di cultura? Scriva un libro per il premio Strega. A noi non interessa, signorina, sapere che lei ha letto Orgoglio e Pregiudizio“».

Mentre nelle librerie esce l’ultimo romanzo di Stefania Bertola, Ragazze mancine, omaggiato su TuttoLibri di questa settimana da una delle incomprensibili recensioni di Bruno Quaranta, mi sono invece deciso a leggere Romanzo rosa della stessa autrice piemontese apparso sempre per Einaudi l’anno scorso. Ha del resto una trama molto curiosa. Riassunto: cronaca in prima persona del corso di scrittura di genere – come scrivere un Melody, ovvero un Harmony – frequentato dalla protagonista con la possibilità di leggere l’intreccio sentimentale viva via inventato dalla scrittrice in erba. Il libro alterna infatti le lezioni, con tanto di dispense, del corso con i capitoli del romanzo scritto dalla bibliotecaria di San Mauro Torinese che narra la storia.

“I Melody e i Gialli Mondadori vivono un’esistenza precaria e clandestina sui carrelli, non hanno posto negli scaffali. Non sono catalogati, non hanno schede, e i clienti della biblioteca li possono prendere con una certa noncuranza” scrive Bertola, tuttavia sono molto divertenti da scrivere e quindi anche il lettore fino alla fine dell’ebook rimarrà con il fiato sospeso: riuscirà la biblitoecaria Olimpia, pur incapace di rendere sulla pagina la vera passione che tutto travolge, a scrivere un Meleody che soddisfi le aspettative della severissima insegnante del corso Leonora Forneris? Mentre la storria corre veloce in una Torino che vediamo  dai finestrini del 61 Bertola schizza intanto divertenti sottotrame secondarie aventi come protagonisti i compagni di corso di Olimpia.

Alla fine di Romanzo rosa lo ammetto sono rimasto perplesso, ho letto un ebook che mi è piaciuto? Ho incontrato una nuova autrice di cui potermi fidare? La tripartizione del volume – storia di Olimpia, dispense del corso, storia del Melody – nel respiro breve della narrazione mi è sembrata troppo schematica per creare, almeno in me, quella immedesimazione che ti spinge sotto la superficie della storia, a immergerti completamente in essa voglio dire, e che vedo da tante recensioni in Rete è scattata in altri lettori. Durante la mia lettura invece questa ritmica alternzanza di piani mi ha lasciato fuori dall’opera, più ammirato dalla bravura della scrittrice che avvinto da quello che avevo sotto gli occhi.

Non di puro esercizio di stile si tratta ad ogni modo perché Romanzo rosa è anche una guida per comprendere meglio la fortuna dei “romanzi Harmony” (intesi come genere) nel nostro paese: come sono costruiti? a chi si rivolgono? perché piacciono? Capisco allora che per quanto riguarda il sottoscritto avrei forse apprezzato meglio tre libri: un saggio breve sul romanzo rosa in Italia, un Harmony vero e proprio, la stessa storia concepita da Bertola con protagonista Olimpia, i suoi gatti, le sue nipoti, la Forneris, Paola, Vittorio e gli altri compagni di corso ma raccontata senza l’ironia che pervade ogni paragrafo di tutto questo bel romanzo. Romanzo rosa racchiude invece tutti e tre. Mi viene da pensare addirittura che trasformato in sceneggiatura e raccontato per mezzo di un film mi piacerebbe il doppio questa storia 🙂 chissà che qualcuno non mi accontenti.

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Dario Tonani, Il primo ciclo di Mondonove: Cardanica, Robredo, Chatarra e Afritania

I quattro ebook del primo ciclo di Mondonove di Dario Tonani

I quattro ebook del primo ciclo di Mondonove di Dario Tonani

Cardanica, Robredo, Chararra e Afritania di Dario Tonani
40K Books, 2011-2012, 2,99 € l’uno
I racconti da novembre 2012 sono riuniti in un unico volume cartaceo, “Mondo9” pubblicato da Delos Books

«Se volevano sincerarsi di cos’era veramente accaduto, non c’era che un modo: abbandonare la plancia, entrare nel primo pneumosnodo e raggiungere da lì il resto della nave. Non era prudente scendere a terra e beccarsi qualche infezione o il morso di un insettoratto».

Riunite nella bella immagine sopra, che ho ripreso da atelierwordinprogress.blogspot.it – non mancate di cliccare sopra il link, ci trovate le minirecensioni di Valentina Bertani che mi ha ricordato di leggere questi ebook –, ci sono tutte le copertine del primo ciclo fantascientifico legato all’universo di Mondonove a firma di Dario Tonani. Sono i primi racconti di questo scrittore che leggo e se come me avete collezionato Alita di Yukito Kishiro nei volumetti della Planet Manga vi troverete a vostro agio (beh, c’è ancora più angoscia, ruggine e sangue); intanto spero che Mondo9 non sia il nostro mondo nel futuro ma un altro pianeta altrimenti poveri noi…

Tra deserti dove il solo contatto diretto con la sabbia fa ammalare e mari inquinati dove vanno a morire gigantesche macchine senzienti Mondonove non è un luogo dove si desidererebbe trascorrere una villeggiatura. Fossimo in un romanzo fantasy sarebbe un mondo ricoperto dalle acque percorso da tanti Olandesi volanti, ci troviamo invece di fronte a un ciclo fantascientifico articolato in racconti brevi – si leggono tutti e quattro in un pomeriggio – dove il tema che preme all’autore è approfondire il rapporto uomo/macchina (in particolare penso al terzo e quarto ebook, Chatarra e Afritania) più che tratteggiare un nuovo universo.

Se infatti nel primo racconto, Cardanica (il meglio riuscito insieme al secondo), si parte dalla descrizione di questi immani autoarticolati che percorrono gli spazi deserti tra le città di Mondonove tra suggestioni futurealistiche – vetrogel, treni di ruote, pneumosnodi ecc. – in seguito si giunge al dialogo diretto del protagonista con la macchina (?) che lo ospita che non esita a reclamare sacrifici di sangue pur di funzionare; leggendo tutto il ciclo d’altronde si arriva alla rivelazione che “il metallo da solo è come sabbia. Non conta nulla. È un guscio vuoto” (cfr. Afritania).

In tutti e quattro i racconti spicca per importanza la presenza di un narratore – il Guardasabbia Garrasco in Cardanica e Afritania, il nomade Yussouff in Robredo e l’avvelenatore della Gilda Marcelo in Chatarra – che aiuta il lettore a comprendere in quale inferno è precipitato… dove basta un attimo per contrarre il Morbo (che tramuta la carne in metallo ma che forse prima di uccidere aiuta il dialogo tra l’uomo e la macchina) e dove l’esistenza umana pare non avere altro significato che la mera sopravvivenza come testimoniato dagli equipaggi, in realtà singoli individui ammalati e soli, non si possono definire ciurme, a bordo dei mezzi che solcano i deserti di Mondonove.

La riflessione in tre racconti su quattro prevale sull’azione; una volta “chiusi” gli ebook di Tonani mi è venuto da pensare, allora è così che sarebbe stato Alien (parlo del primo film) se fosse stato un cortometraggio e la sua storia si fosse interrotta prima del confronto di Ripley con l’alieno. Sebbene spezzata in quattro episodi Mondo9 – come accennato in precendenza Delos Books propone i quattro ebook rivisti e arricchiti dall’autore in un solo volume, disponibile solo in formato cartaceo – è un godibile romanzo sci-fi breve a tinte horror che ha come leitmotiv la storia e la sorte della Robredo (una delle macchine descritte sopra) nel corso di una trentina d’anni.

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Walter Siti, Il realismo è l’impossibile, la verità del mondo vien fuori controvoglia

Il realismo è l'impossibile di Walter Siti

Il realismo è l’impossibile di Walter Siti

Il realismo è l’impossibile di Walter Siti
Nottetempo, 2013, 3,49 €
Reading Life: 31 minuti ogni sessione, 1.0 ore di lettura, 181 pagine girate, 2.9 media pagine per minuto

«La narrazione fittizia ci offre un cosmo e non un caos, una realtà controlalbile e finita».

Ho letto il mio primo Siti di recente, il Premio Strega Resistere non serve a niente in formato ebook, grazie a una promozione lampo, l’ho pagato 2,99€, cinquanta centesimi meno di questo Gransasso edito da Nottetempo; il mondo dipinto dallo scrittore in quel romanzo non mi è affatto piaciuto ma tant’è come un drogato o un bulimico ho dovuto portare a termine la lettura per vedere dove andava a parare, Siti mi ha fregato 🙂 D’altronde, come scrive lui stesso in questo breve saggio, “una volta che hai preso all’amo il lettore non devi più lasciarlo scappare“.

Incuriosito dalla produzione di Walter Siti – altri sei romanzi dal 1994 al 2010 – avevo adocchiato in libreria questo spillato che non avrei mai comprato cartaceo (dove lo metti poi in libreria? si perde tra gli altri volumi, stona tra i dorsi dei vostri Adelphi, scivola dietro le scaffalature, in ultima istanza lo perdi – o avete dedicato una scatola per tutti i vostri vecchi Millelire?) ma che digitale si può acquistare. Consiglio a tutti – sostenitori e detrattori – di entrare nel laboratorio letterario di Siti, perché proprio di questo si tratta, un’immaginaria chiacchierata vis-à-vis con l’ultimo Premio Strega.

“Il realismo è l’impossibile” è un saggio breve delizioso sulla follia che porta le persone a scrivere, per Siti per un breve periodo fu tra l’altro l’illusione “che se fossi riuscito a catturare e a mettere in carta le parole effettivamente pronunciate dai modelli empirici [dei miei personaggi], il mio possesso su di loro nella vita reale sarebbe magicamente durato per sempre”. Avvertenza: Siti scrive di una sua personale visione della rappresentazione del reale, un realismo appartenente a “una tradizione epistemologica […] rivolta a considerare la realtà come qualcosa di già dato” su cui la raffigurazione artistica avrebbe dubbia efficacia (vedi Arturo Mazzarella su www.doppiozero.com). A me va benissimo ^__^

Lasciando a filosofi e teorici il dibattito sul realismo l’autore crede che l’uomo – e di conseguenza verrebbe da dire lo scrittore, vedi Chabon, non a caso anche Siti riprende il tema del trickster – sia “un petit frisé, franc vaurien depuis sa venue au monde, véritable singe malfaisant” citando credo Apollinaire; una scimmia malefica come potrebbe essere capace di comprendere o eternizzare la Realtà, andare oltre la mimesi? Non può. Quel che può fare è opporvi una realtà (con la erre minucola) artificiale che il bravo scrittore riuscirà a riprodurre più o meno “fedelmente” attraverso l’utilizzo di alcune tecniche illustrate in modo succinto da Siti.

Articolato in quattro sezioni – 1) Allo stato nascente 2) Bisogno di mentire 3) Il trampolino 4) Tra archetipi e stereotipi – “Il realismo è l’impossibile” è un vademecum agile e mai noiso sia per chi voglia cimentarsi da lettore e perché no da narratore con i romanzi riconducibili al realismo sia per chi voglia conoscere meglio la produzione di Siti. Se non indispensabile necessario per tutti coloro che amano di tanto in tanto essere “vittima di un gioco di parole e non si ribella all’inganno” 🙂 ovvero a tutti i lettori.

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